martedì 11 maggio 2010

Le meraviglie di Firenze






















La nostra città

La storia conosciuta di Firenze comincia nel 59 a.C., con la fondazione di un villaggio ("Florentia") per veterani romani. Sede di una diocesi a partire dal IV secolo, la città passò attraverso periodi di dominazione bizantina, ostrogota, longobarda e franca, durante i quali la popolazione a volte scese fino ad appena 1000 persone.
A partire dal X secolo la città si sviluppò, e dal 1115 si rese un Comune autonomo. Nel XIII secolo fu divisa dalla lotta intestina tra i Ghibellini, sostenitori dell'imperatore del Sacro Romano Impero, e i Guelfi, a favore del Papato romano. Dopo alterne vicende, i Guelfi vinsero (Colle Val d'Elsa 17 giugno 1269), ma presto si divisero internamente in "Bianchi e Neri".
La conflittualità politica interna non impedì alla città di svilupparsi fino a diventare una delle più potenti e prospere in Europa, assistita dalla sua propria valuta in oro, il fiorino (introdotto nel 1252), dalla decadenza della sua rivale Pisa (sconfitta da Genova nel 1284 e comprata da Firenze nel 1406), e dalla sua potenza mercantile risultante da una costituzione anti-aristocratica, i cosiddetti "Ordinamenti di giustizia" di Giano della Bella (1293).
A fronte di una popolazione stimata di 80.000 persone prima della peste nera del 1348 (immediatamente dopo Venezia, e subito prima di Milano e Bologna, era la maggiore città italiana dell'epoca per popolazione), 25.000 persone lavoravano nell'industria della lana. Nel 1345 Firenze fu teatro di un sciopero da parte dei Ciompi, che nel 1378 organizzarono una breve rivolta contro il dominio oligarchico della città. Dopo la repressione, la città cadde sotto il dominio della famiglia Albizi (1382-1434), acerrimi nemici ma anche precursori dei Medici.
Nel corso del XV secolo Firenze da sola aveva un reddito superiore a quello dell'intera Inghilterra, grazie alle industrie e alle grandi banche di cui se ne contavano circa ottanta tra sedi e filiali, le ultime sparse in buona parte dell'Europa.
Il primo periodo del dominio dei Medici terminò con il ritorno di un governo repubblicano, influenzato dagli insegnamenti del radicale priore Domenicano Girolamo Savonarola (che fu giustiziato nel 1498 e che prima di morire lasciò un trattato sul governo di Firenze), nelle cui parole si ritrovano spesso argomenti che saranno oggetto di controversie religiose dei secoli seguenti. Un altro personaggio importante fu Niccolò Machiavelli, le cui indicazioni per il governo di Firenze da parte di una figura forte sono spesso lette come una legittimazione delle tortuosità e anche degli abusi dei politici. Il 16 maggio 1527 i fiorentini estromisero nuovamente i Medici - riportati al potere dagli spagnoli nel 1512 e ristabilirono una repubblica.
Rimessi al loro posto per la seconda volta nel 1530, con il sostegno sia dell'Imperatore sia del Papa, i Medici diventarono nel 1537 duchi ereditari di Firenze, conquistarono la Repubblica di Siena nel 1555 sempre con l'aiuto imperiale e Montalcino nel 1559, arrivando a governare due Stati: lo Stato "Vecchio" di Firenze e lo Stato "Nuovo" di Siena, separati nelle strutture politiche ed istituzionali, ma riuniti nell'unica persona del Sovrano. Questa situazione fu poi sancita nel 1569 con la creazione del titolo di granduchi di Toscana (dignità mai esistita prima di quel momento in Italia).
Firenze nel corso dei secoli arrivò a regnare su tutta la Toscana, ad eccezione della Repubblica di Lucca, che rimase indipendente e sovrana fino al diciottesimo secolo (con l'arrivo in Italia di Napoleone Bonaparte), e del Ducato di Massa e Principato di Carrara, indipendente fino al 1829, quando fu assorbito dal Ducato di Modena.
L'estinzione della dinastia dei Medici e l'ascensione nel 1737 di Francesco Stefano, duca di Lorena e marito di Maria Teresa d'Austria, portò all'inclusione della Toscana nei territori della sfera d'influenza asburgica.
Il granduca Pietro Leopoldo il 30 novembre del 1786, promulgò il nuovo codice criminale, grazie al quale, per la prima volta nella storia degli stati moderni, furono abolite la pena di morte e la tortura.
Il regno della dinastia austriaca finì prima per mano della Francia e poi definitivamente quando 1859, la Toscana venne annessa, tramite plebiscito, al Regno di Sardegna poco prima che diventasse Regno d'Italia nel 1861.
Firenze prese il posto di Torino come capitale d'Italia nel 1865, su richiesta di Napoleone III in base alla Convenzione di settembre, finché l'ambìto ruolo non fu trasferito a Roma cinque anni dopo, quando la città papalina fu annessa al regno. Nel XIX secolo la popolazione di Firenze raddoppiò e triplicò nel XX con la crescita del turismo, del commercio, dei servizi finanziari e dell'industria.
Durante la seconda guerra mondiale la città fu occupata per un anno dai Tedeschi (1943-1944), per poi essere liberata dalla lotta delle brigate partigiane il giorno dell'11 agosto. Firenze è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare per i sacrifici della sua popolazione e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.
Il 4 novembre 1966 i fiorentini lo ricordano come il giorno dell'alluvione di Firenze. Gran parte del centro fu invaso dell'acqua del fiume Arno. La furia delle acque portò una grande devastazione e alcuni morti, invase le chiese, i palazzi e i musei distruggendo archivi ed opere d'arte, allagò i depositi della Biblioteca Nazionale danneggiando molti preziosi volumi. Mischiata alla nafta, per via della rottura delle cisterne di combustibile, l'acqua del fiume s'inerpicò velocemente nei vicoli del centro storico, nei fondi commerciali. Il prezioso Crocifisso di Santa Croce di Cimabue venne deturpato dalla fanghiglia, divenendo presto un simbolo della devastazione. Questo immenso dramma venne vissuto dal mondo con una partecipazione unica, dando ben presto l'avvio ad una incredibile gara di solidarietà che vide la nascita dei famosi angeli del fango, giovani provenienti da ogni dove che si adoperarono nella difficile opera del recupero dei tesori artistici danneggiati.
Divenuta Capitale europea della cultura nel 1986, nel 2002 Firenze ha ospitato il primo grande European Social Forum.

Assignment 7

Il post sulle lezioni online mi è sembrato particolarmente interessante, in quanto questa opportunità permette agli studenti di qualsiasi disciplina di ampliare i propri orizzonti e le proprie conoscenze circa una determinata materia. Sono rimasta molto sorpresa positivamente leggendo che molti professori consigliano essi stessi agli studenti di ricercare, anche grazie a metodi più tecnologici e meno tradizionali, dispense altrui. Questo significa che esistono insegnanti in grado di non fermarsi alla propria visione del mondo e di non imporla ai propri allievi. E significa che esistono anche insegnanti ed esperti volenterosi di comunicare a chiunque abbia piacere di apprendere il proprio patrimonio culturale, senza esserne "gelosi". Subito dopo aver letto l'articolo, incuriosita, ho navigato un po' qua e là su internet ed ho trovato un sito, in cui offrono lezioni online di danza, pieno di manuali e di dispense scaricabili molto dettagliati ed impostati proprio come una vera lezione frontale fra maestro e ballerino! Lascio il link a chiunque sia interessato: www.youballet.it

domenica 9 maggio 2010

Assignment 4

Leggendo il post relativo a questo assignment, sono rimasta colpita in modo particolare dalla metafora del maestro. Il sistema di scolarizzazione, anche solo dagli anni in cui erano ragazzi i nostri genitori, ha subito moltissimi cambiamenti. Precedentemente, l'educazione scolastica era basata indubbiamente su metodi più rigidi, mentre adesso è nato il mito dell'insegnante autorevole, ma non autoritario. In passato, gli studenti erano costretti ad imparare a memoria le poesie di tutti gli autori italiani, invece, oggi, coloro che si trovano seduti dietro le cattedre affermano di voler privilegiare la capacità di ragionamento dei propri allievi. Ecco il risultato di queste splendide innovazioni: mio padre, con la sua licenza media, conosce più argomenti di tipo nazional - popolare rispetto a me, che vanto un diploma a pieni voti, conseguito al liceo classico. La verità è che non c'è presente senza passato. E' giusto cercare il progresso e le nuove tecnologie, ma non è possibile raggiungere buoni risultati eliminando quel bagaglio di conoscenze tradizionali, che da molti è conosciuto con il termine di cultura generale. Essa è il primo gradino da salire, ai fini di sviluppare una dignitosa capacità di ragionamento. Essa deriva sicuramente dall'esperienza personale di ognuno di noi, dai nostri interessi, dalla nostra sensibilità, ma il vero maestro è colui che riesce per lo meno a presentarla ai propri alunni. Oggi viviamo in un mondo di ipocrisia. Gli insegnanti, soddisfatti del proprio operato, vanno in giro dichiarandosi persone moderne, in grado di ascoltare i propri allievi, di non sopprimere le loro idee, di non risultare troppo severi, mentre in realtà, anzichè aiutare i giovani a sviluppare l'abilità nel ragionare, durante le lezioni, essi ragionano e gli studenti, a casa, imparano a memoria il loro ragionamento. Io posso ricordarmi cosa intendeva Dante o qualsiasi altro autore in un detrerminato testo analizzato a scuola, ma non sono assolutamente in grado di comprendere il significato di un brano letto da sola. E magari una persona diplomatasi in un periodo precedente, costretta ad imparare a memoria le opere degli autori e non le lezioni dei professori, è, al contrario, perfettamente in grado di svolgere la suddetta attività. Il segreto dei miei nove al liceo consisteva semplicemente nella mia capacità di adattarmi alla visione del mondo di ciascun professore. Ma la mia visione del mondo è sommersa dalle altre, non ho idea di cosa ci sia intorno a me. Per fortuna, però, fra i tanti insegnanti ho trovato anche alcuni maestri. In questo post mi piacerebbe rendere omaggio a quello che mi è rimasto maggiormente nel cuore. Si tratta del mio professore di matematica e fisica del liceo, colui che ha rappresentato per me una fonte di ispirazione, un "faro", una guida sempre presente. Ho osservato attentamente lui, per impossessarmi di tutto il positivo che poteva offrirmi e per rendere vita a questo positivo dentro di me in modo del tutto personale. Adoravo quando entrava in classe ed interrompeva la confusione di noi ragazzi, ammaliandoci con le sue citazioni letterarie o con i racconti circa la sua vita privata. Mi ha trasmesso una maggiore passione lui per la letteratura italiana che tutti gli insegnanti di lettere incontrati durante la mia carriera di studentessa. Grazie a lui, ho anche scoperto l'armonia intrinseca dei numeri. Ricordo che quando non riuscivo a risolvere un esercizio, ero preoccupata del fatto che potesse rimanere deluso da me. Tale era la mia devozione nei suoi confronti. Qualcuno in classe diceva che aveva una particolare predilezione per me, ma forse ero io ad avere una particolare predilezione per lui. Ancora adesso, a distanza di nove mesi, mi commuovo ripensando a quel suo discorso durante la cena di fine anno, sull'importanza di conoscere le persone che si nascondono dentro ciascuno di noi. Da quando ho concluso il liceo, sento di aver perso una parte di me, ma sono certa che lui mi ha conferito gli strumenti per ricostruirla. Ed è per questo che io posso affermare di aver avuto come insegnante di matematica un grande maestro ed un grande uomo.

martedì 20 aprile 2010

Un po' di Rinascimento









La definizione di Rinascimento è una tra le poche a sorgere in concomitanza con il periodo stesso. Con questo s’intenda che, mentre accezioni negative quali “gotico” sono nate in epoca successiva al periodo cui il termine fa riferimento, entrando poi nell’uso comune, il termine “rinascita” viene usato per la prima volta dal Vasari, appena alla metà del XVI secolo. La divisione temporale dell’arte rinascimentale presenta tuttora alcune difficoltà. La data d’inizio del Rinascimento è tecnicamente considerata il 1492, anno della scoperta dell’America e della morte di Lorenzo il Magnifico, ma questo tende a relegare il Quattrocento a semplice momento preparatorio per la cultura del Cinquecento. Tale divisione è inaccettabile. Seppure si tende giustamente a dividere gli artisti seguendo il secolo cui essi appartengono, la rigida divisione tra XV e XVI secolo ha poco senso in una compagine culturale che prende avvio ai primi del Quattrocento ed abbraccia tutto il Cinquecento, senza strappi né fratture. Spesso i critici preferiscono dividere il Rinascimento in primo, medio e tardo. E’ certo, comunque, che ogni personalità artistica appartiene ad un periodo per le sue caratteristiche e non certo per la data di nascita. La pittura nel Rinascimento rappresenta ciò che la scultura rappresentò per l’antica Grecia. Malgrado l’indubbio sviluppo di tutte le arti e l'unitarietà delle diverse discipline artistiche, è certo che la pittura abbia un ruolo preminente nella cultura rinascimentale. La rivoluzione degli stilemi artistici nasce proprio dalla pittura con l’opera di Masaccio, che trasforma radicalmente la materia pittorica. Un tratto che distingue profondamente la pittura dalle altre arti nel Rinascimento è la mancanza del modello classico. Nel clima d’ispirazione ai modelli classici, la pittura non ha alcun riferimento oggettivo. La pittura classica viene scoperta molti secoli più tardi, con gli scavi di Pompei nel XVIII secolo. Manca, dunque, un vero modello di riferimento. Pure la pittura, come tutte le altre discipline nel Rinascimento, è improntata alla fede per la ragione e al dominio della realtà da parte dell’uomo. L’osservazione diretta della realtà rappresentata è frutto della certezza da parte dell’artista, della sua consapevole fiducia nei propri mezzi di ricerca e nelle proprie capacità espressive. Sono numerose anche le innovazioni tecniche nel campo della pittura. Già Domenico Veneziano, Piero della Francesca, Andrea del Castagno non usano più riportare la sinopia, cioè il disegno preparatorio realizzato in piccolo sull’intonaco mediante una quadrettatura che permetta di mantenere le proporzioni originali. Si realizzano, invece, cartoni a grandezza naturale, poi incisi sull’intonaco. Il sistema facilita il lavoro ed agevola la cura dei particolari. Nel Cinquecento si diffondono nuove tecniche che riguardano la pittura su tavola, prediligenti l’olio alla tempera. Geniali artisti, fra i quali Leonardo, sperimentano nuove tecniche, a volte anche con esiti disastrosi. I soggetti nella pittura Rinascimentale mutano anch’essi. La committenza religiosa non gode più d’esclusività. Sono molti i ricchi signori che commissionano opere profane, spesso ritratti (la ritrattistica ha un ruolo privilegiato, in questo periodo). Dalle innovazioni di Masaccio la pittura si avvia verso nuovi stilemi, passando attraverso le opere di Domenico Veneziano, Beato Angelico, Filippo Lippi, Paolo Uccello, Piero della Francesca e Sandro Botticelli. Tutto il Quattrocento è un fiorire di personalità artistiche d’alto livello. Lo stesso Leonardo è l’artista che si pone come cardine tra Quattrocento e Cinquecento, in contatto con l’arte dei più giovani Raffaello e Michelangelo, esponenti del pieno Rinascimento.



lunedì 19 aprile 2010

Sensazioni

Una bambina felice, un'adolescente tranquilla, una ragazza tormentata. Eccomi qui, questa sono io. Ho trascorso anni rinchiusa nelle mie certezze, ho superato tutte le difficoltà affidandomi alle mie convinzioni, ho vissuto i momenti più belli della mia esistenza. E adesso il buio. Non è poi così assurdo. Arriva un momento nella vita in cui si è costretti ad abbandonare le proprie verità e questo significa crescere. Avevo un unico ideale, tanto giusto quanto pericoloso: la perfezione. Essa ha acceso in me il sorriso, ma anche la sofferenza ed è sempre stata la mia linfa vitale, la mia forza interiore. Ma una mattina qualcuno ha deciso di aprire i miei occhi e mi ha privato della mia inseparabile compagna. E' stato straziante. Dentro di me ho sentito il vuoto. Non pensavo che potessero bastare cinque minuti per abbattere le certezze di una vita. E da allora la mia vita è precipitata. Fingevo di stare bene, ma non era affatto così. Otto mesi vissuti nella più totale insicurezza, circondata da quel perverso senso di inferiorità nei confronti dei miei colleghi. Ed infine, di nuovo una svolta. Sembrava quasi che tutto fosse tornato alla normalità, avevo ottenuto le mie rivincite e gradualmente riacquistavo un po' di fiducia in me stessa e disponevo mattoni sopra mattoni per ricostruire la mia identità. Riuscivo persino a scorgere, sebbene ancora da lontano, la mia vecchia compagna di vita, stava ritornando in me l'ideale della ragazza perfetta. Purtroppo, però, le ferite più profonde possono essere risarcite, ma resterà in eterno quella loro cicatrice incancellabile. Proprio nell'attimo in cui avevo la possibilità di riacquistare il mio passato, ho compreso di non desiderarlo più. Non sono più sicura che quella fosse la mia vera vita. Capita spesso di desiderare qualcosa all'infinito e di accorgersi, in seguito, quando la si è conquistata, di non esserne più interessati. Otto mesi di autodistruzione dovevano necessariamente lasciare un segno all'interno della mia anima. Avrei dovuto capire che non sarebbero potuti volare via da un momento all'altro. E adesso? Adesso vivo in uno stato di precario equilibrio e di intensa confusione. Non credo di conoscermi fino in fondo, non so quali siano i miei progetti futuri. A volte, da sola nella mia stanza, penso che mi farebbe bene andarmene via per un certo periodo, cambiare vita totalmente per capire chi sono. Ma il buon senso mi trattiene qui, ancorata a quelle convinzioni che ormai risultano così estranee da me. Però, devo ammettere, che una volta intrapresa questa via non si può più tornare indietro; non è possibile fuggire via, ripudiando quanto in venti anni si è realizzato. E allora resto qui ad aspettare lui, lui che saprà conferirmi la forza e la volontà di accettare il mondo che ho faticosamente creato intorno a me durante la mia esistenza. E' diventato lui la mia linfa vitale, forse perchè è l'immagine della perfezione. E solo vedendo la mia dolce compagna di vita incarnata in un essere umano potrei riuscire nuovamente ad apprezzarla. Ma lui mi sfugge, o, forse, ho solo paura di incontrarlo. Perchè, magari, la sorpresa non sarà poi così piacevole. Potrei rimanerne delusa. Non so neppure se lui esiste davvero, ma per adesso preferisco continuare a pensare che ci sia. Anche se mi manca da morire. Ma il dolce velo dell'illusione è sempre meglio dell'"arido vero". E scusatemi, se ho scritto un intervento, il cui argomento è davvero tanto lontano da quello del blog, ma descrivere il proprio malessere aiuta almeno a sopportarlo. E, forse, un giorno smetterò di credere che lui esista e tornerò la ragazza del passato, serena e piena di sicurezze, ma quel momento è ancora molto lontano e lui intanto rimane con me, perchè sono convinta che un giorno lo affronterò. E ,probabilmente, sarà quel medesimo giorno quando smetterò di cercarlo.

mercoledì 14 aprile 2010

Anche la danza è un'arte

Molte volte, nel tempo libero , mi soffermo a guardare dei video, in cui si possono osservare coreografie eseguite da splendidi danzatori. Adoro l'arte della danza. La adoro e basta, senza un motivo preciso. La danza è semplice armonia del corpo. E' pura bellezza. Corpi che si muovono leggiadri, forgiati da anni di duro lavoro. Il movimento dei ballerini può definirsi incantevole. Braccia che sembrano le ali di un gabbiano, piedi perfettamente stesi e puntati, che esprimono già da soli metà della coreografia. Gambe distese ed aperte a trecentosessanta gradi. Muscoli totalmente contratti. Non vi è nulla che sia fuori posto. A volte, sembra quasi che i corpi dei danzatori siano sul punto di rompersi. Sono talmente stirati che potrebbero spezzarsi da un momento all'altro. Dietro vi è un enorme esercizio fisico, che sul palcoscenico si trasforma in forza per esprimere quanto si deve raccontare in quel momento: gioia o dolore, bontà o cattiveria, piacere o affanno. Eccovene una dimostrazione. Concludo il mio discorso con una citazione di colui che è stato, forse, il più grande ballerino di tutti i tempi, Rudolf Nureyev: "La danza è tutta la mia vita. Esiste in me una predestinazione, uno spirito che non tutti hanno. Devo portare fino in fondo questo destino; intrapresa questa via non si può più tornare indietro. E' la mia condanna, forse, ma anche la mia felicità. Se mi chiedessero quando smetterò di danzare, risponderei: quando smetterò di vivere".